a-spatial cinema

‘Does Britannia, when she sleeps, dream? Is America her dream? - in which all that cannot pass in the metropolitan Wakefulness is allow'd Expression away in the restless Slumber of these Provinces, and on West-ward, wherever 'tis not yet mapp'd, nor written down, nor ever, by the majority of Mankind, seen, - serving as a very Rubbish-Tip for subjunctive Hopes, for all that may yet be true, - Earthly Paradise, Fountain of Youth, Realms of Prester John, Christ's Kingdom, ever behind the sunset, safe til the next Territory to the West be seen and recorded, measur'd and tied in, back into the Net-Work of Points already known, that slowly triangulates its Way into the Continent, changing all from subjunctive to declarative, reducing Possibilities to Simplicities that serve the ends of Governments, - winning away from the realm of the Sacred, its Borderlands one by one, and assuming them unto the bare mortal World that is our home, and our Despair.”

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Cinema a-spaziale

‘Britannia nel sonno sogna? E il suo sogno è America? Dove a tutto ciò che non può darsi nella Veglia metropolitana, è consentita Espressione, lontano, nell’irrequieto Sopore di queste Provincie, e ancora meglio a Occidente, dovunque ancora nulla è stato cartografato né trascritto né mai, da gran parte del Genere Umano, veduto – servendo da autentica Sommità del Cumulo per Congiuntive di tutto quanto ancora può essere vero – Paradiso Terrestre, Fontana dell Giovinezza, Territorio del Prete Gianni, Reame di Cristo, sempre dietro al tramonto, sicuro finché il prossimo Territorio a ovest non sarà veduto e registrato, misurato e incatenato, indietro, nella Rete dei Punti già conosciuti, che lentamente avanza a Triangolo nel Continente, tutto mutando dal congiuntivo al dichiarativo, riducendo le Possibilità a Semplicità che giovano agli scopi dei Governi espugnando vittoriosamente dal regno del Sacro le sue Zone di confine una a una, e assumendole al nudo Mondo mortale che ci è patria, e Disperazione'.

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The 'state of drugs'

The State has ended up being just a recorder of goods, whose sovereignty underlies the production of imagination by those goods. Cinema in general is the first product of this dead imagination, exhaled from the social coven into which critics, festivals and aesthetic homogenization (given by the standardization of devices and the concretion of signs that follows) converge. The productive economy (the State) is martyred for the benefit of global financial flows, in order to reduce to molecular the social fabric, although the 'state' form is still the only possibility of existence of a society.

 

Producing 'imagination', in postmodernity, means to comply with this diktat of the neo-cultural journalism and of the excrement re-censorship streaming, as mephitic flatus vocis of the empty circulation of information, able only to the creation and management of 'events' to mobilize the capillary transit of 'capital-image' in the depths of consciences; imprinting for the meme of corruption. A cancer that is essential to spread the true 'indifference' on the life of the images and on the images of life; indifference whose weapons are exactly the communication little morbid stories.    

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Lo 'stato della droga'

Lo Stato è finito per essere solo un registratore di merci, la cui sovranità è sottesa alla produzione di immaginario da parte delle merci stesse. Il cinema in genere è il primo prodotto di quest’immaginario ‘morto’, esalato dalla congrega sociale in cui confluiscono critici, festival e omogenizzazione estetica (data dalla standardizzazione dei dispositivi e dalla concrezione segnica che ne consegue). L’economia produttiva (statale) è martirizzata a beneficio dei flussi finanziari globali, in modo da molecolarizzare il tessuto sociale, nonostante la forma ‘statale’ sia ancora l’unica possibilità di sussistenza di una società. 

 

Produrre ‘immaginario’, nella postmodernità, significa ottemperare a questo diktat del neo-giornalismo culturale e del fluidificarsi dell’escremento re-censorio, in quanto flatus vocis mefitico della circolazione vuota di informazione, atta solo alla creazione e gestione di ‘eventi’ al fine di mobilitare il transito capillare di ‘capitale-immagine’ fin nel profondo delle coscienze; per imprintare al meme della corruzione. Un cancro che è fondamentale per stendere la vera ‘indifferenza’ sulla vita delle immagini e sulle immagini della vita; indifferenza le cui armi sono esattamente le storielline morbosette della comunicazione.

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The terror of the space

The main issue of postmodern age is the 'space'.

 

Carlo Galli writes in Political Spaces: "The traditional political oppositions seems to vanish in a trend that goes towards their mutual approval in virtual democracy. This is the most adequate definition of politics as it is given in the absence of a 'political space', typical of the global mobilization: in fact this becomes representation and militancy (the rational forms of the project, of the construction of the modern political space) in inoperative accompaniment of the processes in place, through the opinion poll media via. This achieves the exact opposite of public opinion, and in general of the modern rational mediation system; it gives life to the eternal present of reviews that in real time react passively, believing complacent to ‘participate' to it, about the sequence of events. A sort of 'political romanticism' in huge style, which removes from the intellectual, to grant it to the mass of the individuals, the illusory claim to be at the center of a world that has no rationally identifiable and controllable center. As in economics, in politics too the globalization implies that the center of gravity moves from the production (the project) to the consumer (the passivity)”.

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Il terrore dello spazio

Il problema principale del postmoderno è lo ‘spazio’.

 

Carlo Galli scrive in Spazi politici: “Le contrapposizioni politiche tradizionali paiono svanire in un trend che va verso la loro omologazione reciproca nella democrazia virtuale. È questa la definizione più adeguata della politica quale si dà nell’assenza di ‘spazio politico’, tipica della mobilitazione globale: questa infatti trasforma la rappresentanza e la militanza (le forme razionali del progetto, della costruzione dello spazio politico moderno) nell’accompagnamento inifluente dei processi in atto, attraverso la via mediatica del sondaggio d’opinione. Questa realizza l’esatto contrario dell’opinione pubblica, e in generale del sistema delle mediazioni razionali moderne; dà infatti vita all’eterno presente delle opinioni provate che in presa diretta e in tempo reale reagiscono passivamente, credendo compiaciute di ‘parteciparvi’, al succedersi degli eventi. Una sorta di ‘romanticismo politico’ in grande stile, che sottrae all’intellettuale per attirbuirla alla massa dei singoli, la pretesa illusoria di essere al centro di un mondo che invece non ha alcun centro razionalmente identificabile e controllabile. Come in economia, anche in politica la globalizzazione implica che il baricentro si sposti dalla produzione (il progetto) al consumo (la passività).”

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